La sorpresa di Chiaravalle

Chiaravalle è più dell’abbazia, più della sua architettura, più dei suoi affreschi. E’ la memoria della storia di Milano, di una rivoluzione agricola che ha reso più sana, vivibile e produttiva la pianura padana. Qui San Bernardo di Clairvaux era di passaggio per andare a Pisa a dirimere una disputa interna alla Chiesa, era così celebre che il popolo lo acclamò vescovo. Lui rifiutò perché il suo orizzonte non era Milano ma l’Europa, volle però stabilirvi un gruppo di suoi monaci e li fece fermare lì, in quella zona a sud di Milano aquitrinosa e malsana. Con la loro maestria i monaci bonificarono la zona, creando rogge, togliendo i sassi dal terreno, creando pendenze artificiali. Con questa serie di interventi i cistercensi moltiplicarono il numero di tagli di fieno annuali, più fieno significa più mucche, più mucche più latte e così dovettero inventare il parmigiano per conservare il latte in eccesso. E così la vita attorno alle abbazie lentamente cambiava. San Bernardo voleva una vita sobria per i suoi monaci, ora et labora, e per la preghiera non voleva distrazioni, per cui volle chiese spoglie. Ma l’abbazia di Chiaravalle è piena di affreschi, questo perché col tempo i gusti cambiano e le immagini che un tempo distraevano in un altro tempo aiutavano la preghiera. Ed ecco questi affreschi in tutto il loro splendore, illuminati eccezionalmente per noi da un’intera troupe RAI che per una botta di fortuna era lì il giorno della nostra visita.
Con Gibellato, la nostra guida, abbiamo capito che il tema dell’EXPO 2015 “nutrire il mondo” c’entra con la storia del nostro territorio, perché i monaci, come a Chiaravalle è evidente, hanno veramente rivoluzionato il modo di nutrirsi in armonia con l’ambiente e il territorio.

Ricordo di mons. Albacete

Era il 3 maggio 2005 ed eravamo a Gessate, quasi 10 anni fa. L’incontro di presentazione del libro “Un caffè in compagnia – Conversazioni sul presente e sul destino” con le interviste di Renato Farina a Mons. Luigi Giussani era stato organizzato dai centri culturali della nostra zona (San Mauro, di Gessate; Idea e Azione, di Gorgonzola; Sant’Andrea, di Carugate; Don Renzo Fumagalli, di Cambiago; Marcello Candia, di Melzo). Per una combinazione rara di eventi avevamo potuto prendere al volo, proprio all’ultimo momento, la disponibilità di Monsignor Lorenzo Albacete per quella sera.
Albacete era portoricano di nascita e viveva in America da 30 anni; scienziato era diventato sacerdote negli Stati Uniti; teologo, aveva una rubrica fissa su grandi giornali americani ed era assiduamente invitato a trasmissioni televisive per discutere i più impegnativi temi della vita e dell’attualità.
Aveva un modo di porgersi incredibile. L’articolo che racconta di quella serata, a proposito del suo intervento, comincia così:

[apre una lattina e dice] “una Coca in compagnia!” [ne beve un sorso, mentre il pubblico ride, e continua]… stasera ho due problemi [è il suo stile: inizia improvvisando delle battute, stabilisce una relazione con chi ascolta ed intanto entra in argomento…].
Il primo: partito dagli USA sono stato una settimana in Spagna, e adesso mi viene di parlare in italo-spagnolo, per la famosa “sindrome carrasistica” [si riferisce a un amico sudamericano, che ha mantenuto questo modo di parlare nonostante da decenni viva in Italia](risa del pubblico); il secondo problema è che sono appena arrivato in Italia, non sapevo di dover esser qui stasera a presentare il libro… e devo dirvi che non l’ho ancora letto! Un bel problema… per fortuna c’è qui l’autore e ci penserà lui… (di nuovo risa del pubblico).

per poi continuare parlando di sé e del mondo intero con la densità e la verità di una esperienza, la sua: davvero grande.

Vivo il carisma di Giussani nel mondo della stampa americana, scristianizzato ma – in un certo senso – aperto alla proposta cristiana (a volte molto più di tanti cristiani!). Quando ho incontrato il Papa, gli ho detto: “mi sento colpevole di aver firmato un contratto con la CNN… ma così ci sarà almeno la possibilità che qualcuno racconti per bene le cose!”.
Anche negli USA c’è stato molto risalto nella stampa e nelle tv per la malattia e la morte di Giovanni Paolo II, e anche per l’elezione di Benedetto XVI. Talvolta la copertura delle tv é stata perfino ossessiva e monopolizzante. Il Direttore di settore della CNN una sera mi ha detto che se la Chiesa avesse voluto fare una programmazione a pagamento con questa durata avrebbe dovuto pagare 2 miliardi di $!
In effetti c’era molto interesse, nel pubblico e anche in chi decide i palinsesti: volevano capire cosa accadeva. Ma c’è un problema: venivano i cristiani, i cattolici, divisi per schieramento ideologico, conservatore e liberal, a un confronto per dire la loro pro o contro Giovanni Paolo II e al Papa da eleggere / eletto. E non c’era mai niente di vero o nuovo.
Io, di fronte a questa contrapposizione sinistra-destra, alla fine restavo davvero l’unico a parlare della grandezza del Mistero e della potenza della maternità della Chiesa, tanto che quel direttore della CNN lo ha detto in pubblico. Per parte mia volevo capire perché lui ed altri erano interessati, con un interesse personale, e sto continuando a cercare di capire e ad offrire la mia esperienza – anche se si tratta di un gran sacrificio, con tante cene [intanto ride ed ammicca], che devo sopportare per puro spirito missionario, s’intende! [risate del pubblico: Albacete ha un peso che supera abbondantemente i 100 kg!].
Bene: é proprio da qui che Giussani partiva. (…)

Ricordando quella serata straordinaria, pubblichiamo la lettera scritta da don Julian Carròn, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione.

Alle Comunità degli Stati Uniti in occasione della salita al cielo di Mons. Lorenzo Albacete 24 ottobre 2014
Cari amici,
la vita di monsignor Albacete si compie oggi davanti al volto buono del Mistero che fa tutte le cose e fiorisce nella letizia che sempre vedevamo in lui. La scoperta di don Giussani aveva così investito la sua vita da fargli domandare di poter servire il Movimento negli Stati Uniti testimoniandolo sulla drammatica frontiera dell’incontro tra la fede e una modernità alla ricerca del significato. È un incontro che egli ha ricercato con chiunque, sfidando l’intellighenzia americana con la sola arma della sua testimonianza di uomo afferrato e trasformato da Cristo nella sua ragione e libertà.
Per questo valgono per il nostro carissimo Lorenzo le parole di papa Francesco nella Evangelii gaudium: «I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma “per attrazione”». E indubbiamente la sua attrattiva era tale che appena lo si incontrava diventava amico di chiunque, perché mostrava la bellezza e l’utilità della fede per affrontare le urgenze del vivere.
Con il suo lavoro infaticabile ci ha mostrato come la fede possa diventare «intelligenza della realtà», con una capacità di riconoscere e abbracciare chiunque senza equivoci o ambiguità, per amore del vero che c’è in chiunque. E con la sua sofferenza ci ha ricordato che non c’è circostanza, neppure la più difficile e faticosa, che possa impedire il dialogo quotidiano dell’io col Mistero.
Domandiamo a don Giussani, che lo ritrova ora come amico per sempre, di ottenere per lui quella pace che è il segno di una vita che riposa nell’eterno. E alla Madonna, che monsignor Albacete aveva riconosciuto come colei che gli aveva fatto incontrare don Giussani, di renderlo partecipe del sorriso dell’Eterno.
Preghiamo tutti e ciascuno di vivere all’altezza della sua testimonianza, per raccogliere la sua eredità nella sequela del Movimento dentro la Chiesa.
Julián Carrón