La sorpresa di Chiaravalle

Chiaravalle è più dell’abbazia, più della sua architettura, più dei suoi affreschi. E’ la memoria della storia di Milano, di una rivoluzione agricola che ha reso più sana, vivibile e produttiva la pianura padana. Qui San Bernardo di Clairvaux era di passaggio per andare a Pisa a dirimere una disputa interna alla Chiesa, era così celebre che il popolo lo acclamò vescovo. Lui rifiutò perché il suo orizzonte non era Milano ma l’Europa, volle però stabilirvi un gruppo di suoi monaci e li fece fermare lì, in quella zona a sud di Milano aquitrinosa e malsana. Con la loro maestria i monaci bonificarono la zona, creando rogge, togliendo i sassi dal terreno, creando pendenze artificiali. Con questa serie di interventi i cistercensi moltiplicarono il numero di tagli di fieno annuali, più fieno significa più mucche, più mucche più latte e così dovettero inventare il parmigiano per conservare il latte in eccesso. E così la vita attorno alle abbazie lentamente cambiava. San Bernardo voleva una vita sobria per i suoi monaci, ora et labora, e per la preghiera non voleva distrazioni, per cui volle chiese spoglie. Ma l’abbazia di Chiaravalle è piena di affreschi, questo perché col tempo i gusti cambiano e le immagini che un tempo distraevano in un altro tempo aiutavano la preghiera. Ed ecco questi affreschi in tutto il loro splendore, illuminati eccezionalmente per noi da un’intera troupe RAI che per una botta di fortuna era lì il giorno della nostra visita.
Con Gibellato, la nostra guida, abbiamo capito che il tema dell’EXPO 2015 “nutrire il mondo” c’entra con la storia del nostro territorio, perché i monaci, come a Chiaravalle è evidente, hanno veramente rivoluzionato il modo di nutrirsi in armonia con l’ambiente e il territorio.

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