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La nuova Africa

“La nuova Africa tra smisurate risorse, boom economico, case di fango e immense baraccopoli”. E’ questo il titolo della serata in cui abbiamo avuto tra noi Alessandro Galimberti, che vive e lavora in Africa da 8 anni come cooperante internazionale AVSI. A partire da questo periodo che può sembrare breve ci ha descritto i cambiamenti che stanno rapidamente modificando la società africana. Che si sta allontanando sempre più da quel popolo di “poveri ma felici” che il nostro distaccato immaginario si tramanda ormai da decenni. Parlando in particolare del Mozambico, dove vive da 3 anni con la moglie Nicoletta e i tre figli, ci ha fatto conoscere una nazione che sta avendo un rapido sviluppo industriale, nell’edilizia e nelle infrastrutture, il lavoro quindi non manca. Anzi, il fenomeno nuovo è che i portoghesi, ex coloni, ora stanno emigrando lì per cercare lavoro, fuggendo da un Europa che di opportunità ormai ne dà sempre meno. E lì non sono bene accetti. In pochissimi anni abbiamo quindi assistito a una rapidissima inversione dei ruoli, dove gli “extracomunitari” ormai siamo noi. Permane tuttavia una ingiustizia sociale per la quale larghissime fasce della popolazione vivono in baraccopoli non dignitose. Il lavoro di AVSI serve a dare la possibilità al maggior numero di bambini possibile di vedere un angolo di bellezza così da avere un’ipotesi positiva per la vita. “La bellezza salverà il mondo”, ricordava Alessandro, è il pensiero che guida quelli come lui che lavorano in zone povere come quelle, ed’è anche il motto che vedono su un murales tutti quelli che entrano dai cancelli del centro. Perché è evidente che chi entra lì diventa diverso ed è in luoghi così che nasce una civiltà nuova.

La sorpresa di Chiaravalle

Chiaravalle è più dell’abbazia, più della sua architettura, più dei suoi affreschi. E’ la memoria della storia di Milano, di una rivoluzione agricola che ha reso più sana, vivibile e produttiva la pianura padana. Qui San Bernardo di Clairvaux era di passaggio per andare a Pisa a dirimere una disputa interna alla Chiesa, era così celebre che il popolo lo acclamò vescovo. Lui rifiutò perché il suo orizzonte non era Milano ma l’Europa, volle però stabilirvi un gruppo di suoi monaci e li fece fermare lì, in quella zona a sud di Milano aquitrinosa e malsana. Con la loro maestria i monaci bonificarono la zona, creando rogge, togliendo i sassi dal terreno, creando pendenze artificiali. Con questa serie di interventi i cistercensi moltiplicarono il numero di tagli di fieno annuali, più fieno significa più mucche, più mucche più latte e così dovettero inventare il parmigiano per conservare il latte in eccesso. E così la vita attorno alle abbazie lentamente cambiava. San Bernardo voleva una vita sobria per i suoi monaci, ora et labora, e per la preghiera non voleva distrazioni, per cui volle chiese spoglie. Ma l’abbazia di Chiaravalle è piena di affreschi, questo perché col tempo i gusti cambiano e le immagini che un tempo distraevano in un altro tempo aiutavano la preghiera. Ed ecco questi affreschi in tutto il loro splendore, illuminati eccezionalmente per noi da un’intera troupe RAI che per una botta di fortuna era lì il giorno della nostra visita.
Con Gibellato, la nostra guida, abbiamo capito che il tema dell’EXPO 2015 “nutrire il mondo” c’entra con la storia del nostro territorio, perché i monaci, come a Chiaravalle è evidente, hanno veramente rivoluzionato il modo di nutrirsi in armonia con l’ambiente e il territorio.