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Sulle orme di Cristo
“Il Vangelo di san Giovanni ci ha trasmesso un suggestivo racconto della visita di Pietro e del Discepolo amato alla tomba vuota nel mattino di Pasqua. Oggi, a distanza di circa venti secoli, il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma, si trova davanti a quella stessa tomba vuota e contempla il mistero della risurrezione. Sulle orme dell’Apostolo, desidero ancora una volta proclamare, davanti agli uomini e alle donne del nostro tempo, la salda fede della Chiesa che Gesù Cristo fu crocifisso, morì e fu sepolto, e che il terzo giorno risuscitò dai morti. Innalzato alla destra del Padre, egli ci ha mandato il suo Spirito per il perdono dei peccati. «All’infuori di Lui, che Dio ha costituito Signore e Cristo, non vi è sotto il cielo altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati (At 4,12)» ”. Questa frase, pronunciata al Santo Sepolcro, bene esprime il vero significato del pellegrinaggio di papa Benedetto XVI in Terra Santa che si è svolto il mese scorso. Pellegrinaggio perché questo è stato il ritorno del Vicario di Cristo, come avevano già fatto Paolo VI e Giovanni Paolo II, nei luoghi della vita terrena di Gesù. Il primo e più importante significato del viaggio è dunque il richiamo che la salvezza è un avvenimento storico, avvenuto nel tempo e nello spazio: ci sono luoghi che hanno visto camminare e hanno sentito parlare il Re dei cieli. Da Nazaret, dove tutto ha avuto inizio con il Sì di Maria, a Betlemme dove nacque, passando per i luoghi che videro la sua predicazione fino a Gerusalemme dove durante la festa di Pasqua dell’anno 30 il Signore ha sconfitto la morte con la sua morte e risurrezione. Andare nei luoghi dove Gesù visse è anche un richiamo al fatto che Egli è presente anche oggi e noi lo possiamo incontrare. Questa è la premessa indispensabile per capire tutti i gesti concreti che il Papa ha compiuto durante quella settimana: prima di tutto il sostegno ai cristiani che ancora oggi vivono in Terra Santa, minoranza tra ebrei e musulmani la cui presenza è però necessaria per l’attitudine al dialogo, alla carità e al perdono. Padre Pizzaballa, Custode di Terra Santa ha infatti detto che dal viaggio di Benedetto XVI i cristiani di Terra Santa hanno tratto “una nuova speranza” grazie alla gioia che ha saputo trasmettere. Inoltre il Papa ha compiuto gesti molto importanti per la vita dei cristiani in quelle terre, come la posa della prima pietra della prima università cattolica in Giordania, di due chiese a Betania, un ospedale a Betlemme e un centro per le famiglie a Nazaret; tutti luoghi di cui potranno beneficiare anche i credenti delle altre religioni. Con ebrei e musulmani il Papa ha rilanciato ancora una volta un confronto franco e aperto, basato sull’uso della ragione: Benedetto XVI ha incoraggiato il governo giordano, da sempre in prima linea tra i paesi arabi per la sua apertura al dialogo con Israele e i paesi occidentali; in Israele e Palestina ha poi richiamato entrambe le parti alle loro responsabilità, con un coraggio che è stato sottolineato da tutti. Tra i gesti ricordiamo solo i più simbolici: la visita a ben 2 moschee (più che in tutta la storia finora, in cui l’unico caso era Giovanni Paolo II a Damasco nel 2001), al campo dei rifugiati palestinesi a Betlemme (in fondo è proprio quanto successe a Gesù) e al Memoriale di Yad Vashem, luogo in cui Israele ricorda la Shoah, discorso che ha spazzato via ogni possibile dubbio causato dalle polemiche dei mesi precedenti. In conclusione, ricordiamo quanto Benedetto XVI ha detto ai cristiani di Betlemme, perché vale per ogni cristiano nelle circostanze della sua vita: “Al di sopra di tutto, siate testimoni della potenza della vita, della nuova vita donataci dal Cristo risorto, di quella vita che può illuminare e trasformare anche le più oscure e disperate situazioni umane. La vostra terra non ha bisogno soltanto di nuove strutture economiche e politiche, ma in modo più importante di una nuova infrastruttura “spirituale”, capace di galvanizzare le energie di tutti gli uomini e donne di buona volontà nel servizio dell’educazione, dello sviluppo e della promozione del bene comune. Avete le risorse umane per edificare la cultura della pace e del rispetto reciproco che potranno garantire un futuro migliore per i vostri figli. Questa nobile impresa vi attende. Non abbiate paura!”.
Mauro