KATYN

La storia di un popolo tenace che cerca e difende la verità, orgoglioso delle proprie radici e saldo nella propria fede.

Andate a vedere Katyn! Innanzitutto perché un po’ di storia non fa mai male. Soprattutto se a scuola l’avete studiata “diligentemente”, solo studiando a memoria date e nomi; e soprattutto se, come è successo a me, avete avuto professori che certi fatti non ve li spiegavamo, né facevano studiare, perché “a loro non piacevano”. Il film mostra l’eccidio di 22.000 ufficiali polacchi perpetrato dai sovietici durante la seconda guerra mondiale (1940) e a lungo attribuito ai nazisti tedeschi. A raccontarci questa storia è Andrzej Wajda, regista polacco, che in quel massacro perse il padre, Jakub Wajda, capitano del 72° reggimento di fanteria. La maggior parte di ciò che viene mostrato è costituito dai frammenti dei diari delle mogli di quegli ufficiali e dai documenti ritrovati nelle fosse di Katyn. Wajda ha più volte descritto il suo lavoro: “Il mio film mostra sia il massacro degli ufficiali, sia la sofferenza delle loro mogli, vittime dell’inganno, che senza tregua provavano a scoprire la verità. Ma anche gli ufficiali polacchi furono ingannati. Per tutto il tempo in cui furono tenuti prigionieri dall’autunno del ’39 alla primavera del ’40, fu detto loro che sarebbero stati mandati al fronte, che sarebbero stati utili sul fronte occidentale per combattere i tedeschi in Francia o in Inghilterra o nell’armata rossa che avrebbe presto sconfitto i tedeschi e mentre venivano condotti in quelle fosse, fino all’ultimo istante gli ufficiali non sapevano che cosa sarebbe successo, erano convinti che stavano per essere liberati perché c’era bisogno di loro. E poi non possiamo dimenticare che questo crimine orribile fu compiuto da Stalin con lo scopo di annientare l’intellighenzia polacca. La maggior parte di quegli ufficiali erano di riserva. Insegnanti, professori universitari,artisti. In breve l’intellighenzia polacca. La morte di quei 22.000 ufficiali spalancò a Stalin le porte per il controllo della Polonia.” Un film abbastanza “scomodo”, dunque. In Russia non hanno permesso la circolazione della pellicola nelle sale, ma anche in Italia lo si è potuto vedere solo all’interno di rassegne cinematografiche, cineforum ecc. e non nei multisala. In secondo luogo, è un film assolutamente da vedere anche per la testimonianza di un popolo tenace nel cercare e difendere la verità, orgoglioso delle proprie radici e saldo nella propria fede. E così vediamo le mogli, che, non sapendo che fine avessero fatto i loro mariti, continuano con speranza ad aspettarli; i superstiti e i parenti che, quando la verità inizia ad emergere (e la tesi della strage nazista si dimostra falsa), devono decidere se proclamare la verità, pagando con la vita, o preferire il doloroso silenzio, per cercare di ricostruire dalle macerie un popolo; i militari polacchi che vanno incontro alla morte a testa alta recitando il Padre Nostro e stringendo tra le mani il rosario.

Agnes