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Un fatto che fa maturare il nostro sguardo sulla realtà
“Nessun dono di grazia più vi manca”, “ Nulla va perduto”, “Una vita felice per Dio e per il Re”: i titoli delle tre mostre più intense del Meeting 2009. La prima tratta da una frase di S.Paolo riportata da don Carròn, responsabile di Comunione e Liberazione, ai napoletani del Banco di Solidarietà “Rione Sanità”: una risposta all’obiezione sulla fatica di vivere in una città così degradata come Napoli e sull’intenzione di andarsene. Una frase che, vissuta nel quotidiano, ha dato origine ad una esplosione di incontri, amicizie e letizia che ha del miracoloso. La seconda da una frase del russo Pavel Florensky, scienziato, inventore, filosofo, teologo, prete, poeta, morto a 38 anni nel lager delle Solovki: nulla va perduto se gioia e dolore sono vissuti nel Mistero. La terza frase da una lettera inviata dal popolo sudamericano dei Guaranì al governatore spagnolo per implorare di non cacciare i gesuiti dalle Reducciones (comunità create dai missionari nel ‘600). Grazie a loro in 150 anni quel popolo era passato dallo stato selvaggio ad una vita sociale, artistica e produttiva di una bellezza e ricchezza tale da stupire. Per una settimana sono stato una delle guide di quest’ultima mostra: cinquemila persone al giorno ascoltavano ciò che commoveva noi stessi, avidi come tutti di conoscere la bellezza del cristianesimo vissuto pienamente. Un amore all’uomo che in Paraguay non si è fermato all’opera dei Gesuiti, ma si rinnova oggi con padre Aldo Trento nella sua parrocchia di Asunción. Malati terminali dalle piaghe inguardabili muoiono amati e lieti, ragazzine violentate vivono col sorriso perenne sul viso. Una rete di attività e di rapporti sociali che sta incidendo intensamente nella società. Vittima di una tremenda depressione per l’impatto con un’esperienza umanissima (innamorarsi di una donna senza voler rinunciare alla sua vocazione sacerdotale) padre Aldo viene inviato missionario laggiù. Dopo lunghissimi anni improduttivi di fatica inizia lo stupore del fiorire di una coscienza umana nuova nei suoi parrocchiani. Alla domanda cosa pensa quando riceve un nuovo malato ha risposto: “un malato che accoglie un altro malato”, l’evidenzia della sua umiltà davanti al Mistero, ringraziato ogni giorno nella fatica perché gli ricorda che l’uomo può solo chiedere e che lui è lì grazie all’abbraccio ed alla compagnia di un uomo, don Giussani. “Il problema educativo è quello del rapporto che abbiamo noi col Mistero. Solo con questa posizione possiamo trattare gli alunni e i figli secondo la loro natura. Calli nelle mani e calli sulle ginocchia: il lavoro concreto e il costante riferirsi al Padre Nostro, la coscienza dell’io-sono-Tu-che-mi-fai”. E ancora: “La condizione dell’essere prete è quella dell’uomo sposato: cioè essere uomini e aver passato tutto il dramma dell’umanità, riconoscendo che tutta la realtà è segno del Mistero: una caramella, la depressione, le montagne, gli altri”. Questo è il Meeting: la primavera dello spirito ove si incontra ciò che il cuore attende, dove l’indomani si legge con avidità il “Quotidiano Meeting” per sapere degli incontri cui non si è potuto partecipare, attratti da una bellezza che sorprende, corrisponde e affascina. Dove un tecnico venuto per installare quattro pc resta tanto colpito e commosso che rimanda una vacanza a New York con la famiglia, e chiama a Rimini moglie e figlia per restare al Meeting tutta la settimana. Un avvenimento, un fatto che fa maturare il nostro sguardo sulla realtà, una cifra che il nostro cuore attende per far tornare i conti della vita.
Alfredo