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LAOGAI - l'orrore cinese
Se si potesse azzardare una classifica dell’orrore, sarebbe giusto dire che vi sono luoghi peggiori dei Lager nazisti o dei Gulag sovietici: si chiamano Laogai e sono i campi di rieducazione attraverso il lavoro tuttora attivi nella Cina comunista di oggi. Harry Wu vi sprofonda appena ventenne nel 1960. Arrestato, condannato senza processo e senza sentenza, vi rimarrà per quasi vent’anni. Superando prove di ogni tipo e riuscendo miracolosamente a sopravvivere, nel 1979 sarà definitivamente liberato. I Laogai, ci viene spiegato, non sono semplicemente dei campi di concentramento dove riunire in luoghi isolati gli elementi più pericolosi della società; non sono soltanto dei campi di lavoro dove spremere ogni energia del condannato fino ad annichilirlo: nei Laogai assieme alla reclusione e al lavoro massacrante si è obbligati ad uno studio costante dei testi dell’ideologia comunista. Dopo quattordici ore di lavoro assai duro, si obbligano i prigionieri a quattro ore di letture e discussioni. Insomma un vero e proprio lavaggio del cervello. Harry Wu cadde in questo inferno forse perchè figlio di un borghese di prima della rivoluzione o forse perchè ricevette un’educazione cattolica. Ma certamente ciò che lo rese un “contro rivoluzionario” agli occhi del regime fu che fin da ragazzo sempre si mostrò fermo e testardo nel non voler sottomettere la propria umana libertà al giogo dell’ideologia. Ma questa testardaggine nell’affermare la propria dignità e libertà rappresentò anche la sua salvezza durante la detenzione: salvezza innanzitutto dalla disperazione e dall’imbarbarimento così comune tra i prigionieri suoi compagni. Quando nel 1985 riuscì a lasciare la Cina e a stabilirsi negli Stati Uniti, Wu iniziò instancabilmente a portare in tutto il mondo la sua testimonianza, perchè il mondo sapesse che ancora oggi milioni di persone in Cina soffrono e muoiono per mano di un regime spietato. Ma la testimonianza più grande ci viene dalla storia di questo uomo che mai si diede per vinto e che si mantenne fermo ed eretto in mezzo alle privazioni e ai soprusi.
Walter