Dall’esperienza in Congo di Chiara Bernareggi, Diego Formenti e Ilaria Sala

“NON VI PREOCCUPATE, IN AFRICA C’E’ SEMPRE DA FARE”

Solo venendo qui mi accorgo di quanto io sia inutile...
della sproporzione tra la loro pena e il mio aiuto.....
ma non cambierei la mia inutilità con qualunque altro successo...”
(Erri de Luca)


In queste poche righe Erri de Luca rappresenta in maniera completa quello che potrebbe essere il sentimento che attraversa mente e cuore di persone che nella loro vita decidono di trascorre un’esperienza di volontariato durante la quale si devono confrontare con realtà estremamente diverse dalla società in cui siamo soliti vivere, dove povertà e disagio sociale imperano. Arrivati da direzioni ed in momenti diversi, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze di vita ci siamo ritrovati a trascorrere 3 meravigliose settimane in un luogo straordinariamente bello sperduto in mezzo alla foresta equatoriale. Un complesso scolastico che accoglie circa 600 studenti, una falegnameria, un’officina meccanica, una sartoria, una chiesa, un campo da calcio che fin dalle strutture rivela la ricerca di perfezione, di armonia e di bellezza di chi le ha pensate, intese come espressione della dovuta dignità che si meritano le persone che le frequentano e ci lavorano giornalmente. Nonostante i nostri dubbi su cosa concretamente avremmo potuto fare per dare un senso alla nostra presenza, una volta giunti a destinazione padre Silvano apostrofandoci con queste semplici parole: “non vi preoccupate, in Africa c’è sempre da fare” ci ha subito trovato lavoro. All’ospedale statale, grazie alla presenza nel gruppo di volontari di un cardiologo, sono state fatte visite gratuite; inoltre è stato ridipinto il reparto di pediatria. Alla missione è stato ridipinto un caseggiato del complesso scolastico, sono state fatte attività di archiviazione e di sistemazione dei magazzini della scuola e dell’officina meccanica. Non è facile a parole trasmettere l’emozione che si prova nel fare qualcosa per qualcuno che ha veramente bisogno di quello che fai, e che non è proprio “quello che fai” che ha valore, ma lo è il semplice fatto che lo stai facendo e che lo stai facendo per loro. Vorrei conoscere il modo per potervi comunicare l’effetto delle risa dei bambini sempre presenti fin dalle 7.00 del mattino alla Missione in attesa di giochi, canti e di semplici attenzioni. Però, dall’altra parte penso che la cosa più bella che vi auguro vi possa capitare è di vivere di persona un’esperienza che vi permetta di condividere quanto scritto da Erri de Luca a cui mi permetto di portare una modifica personale “Solo venendo qui mi accorgo di quanto io sia inutile... della sproporzione tra le loro NECESSITA’ ed il mio aiuto... ma non cambierei la mia inutilità con qualunque altro successo...” Mambasa è stato TANTO… non solo per cio’ che abbiamo fatto, per quanto abbiamo condiviso, ma anche e soprattutto per quanto appreso da scanzonati narrazioni, piacevoli chiacchiere scambiate in serate sorseggiando dei buoni digestivi; racconti di Padre Silvano che celavano dietro semplici parole degli importanti insegnamenti di vita. I volontari tornano alle loro famiglie, al loro quotidiano, ma non dimenticano quanto vissuto; sono accompagnati dai ricordi. “Per alcuni sono come piccoli sassolini nella scarpa, per altri sono come dei massi tra i piedi, ma si deve continuare a camminare (ricordalo!)”. Se però fino a “ieri” stavamo correndo, oggi il sassolino o il masso che abbiamo nella scarpa ci obbliga a rallentare e ci da la possibilità di riflettere, pensare, osservare tante piccole cose che prima con noncuranza calpestavamo... Nessuno di noi potrà far tacere il proprio cuore. Dopo esperienze così intense e belle non è possibile non parlarne, non raccontare di quanto si è vissuto toccato con mano, del valore e dell’importanza della presenza di persone come Padre Silvano a Mambasa. Così come Shahrazad dolce e risoluta giovane protagonista, della favola Mille e una Notte si affida alla ricchezza delle mille e una storia per vincere il racconto unico e sanguinario di Shahriyar, così l’importanza della testimonianza della potenza della moltiplicazione delle narrazioni sono lo strumento per continuare ad essere volontari come a Mambasa in Cambiago/Milano/Trento/Reggio Emilia/Caltanissetta. Grazie Mupe … di TUTTO!

Chiara

Ps: approfittiamo per comunicare che, come AVOMì abbiamo deciso di sostenere la ristrutturazione di una scuola nel cuore della foresta equatoriale, a Badengayido e che invitiamo tutti coloro che lo desiderano a lasciare il proprio contributo al Punto Avomì per realizzare questa importante impresa. Ulteriori informazioni e aggiornamenti potrete seguirli e commentarli sul blog di P. Silvano: http://mambasa.blogspot.com/ Infine un affettuoso grazie a tutti i Cambiaghesi che, incontrandoci, si sono interessati della nostra esperienza: questa curiosità ci ha fatto molto piacere ed ha un po’ commosso anche Padre Silvano che manda un saluto a tutta la comunità.