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Gita alla scoperta di Milano e di alcune grandi cose.
Com'è bello passeggiar con Gibo!!
Doveva essere una “semplice” gita artistico-culturale per andare a vedere la Chiesa di Sant’Eustorgio e la Cappella Portinari… e invece è stato molto di più! Per 4 ore abbiamo camminato per le vie di Milano accompagnati dal nostro amico e professore Enzo Gibellato (Gibo) che ci mostrava cose che nessuno aveva mai visto oppure ai quali nessuno aveva mai dato importanza. Io vado a Milano tutti i giorni, ma una Milano così bella non l’avevo mai vista!!!
I TAPPA, piazza Duomo: Gibo ci ha spiegato che all’inizio (quando hanno costruito il Duomo) non c’era questa piazza gigante. Era tutto un accumulo di casette molto vicine al Duomo, che però faceva risaltare la cattedrale in tutta la sua imponenza. La statua che spicca raffigura Vittorio Emanuele sul suo cavallo in una posizione particolare: è come se, arrivando al galoppo, il re avesse frenato di colpo alla vista della galleria a lui dedicata: “Perbacco! Guarda cosa mi hanno costruito i milanesi!”.
II TAPPA, il Duomo: davanti a Vittorio Emanuele c’è un edifico ben più degno di nota, il Duomo!
“Lo volete vedere un miracolo?” ci chiede Gibo. Noi siamo tutti stupiti. Il Duomo l’abbiamo già visto, eppure c’è ancora molto da scoprire! Si avvicina alla facciata con una bottiglietta d’acqua, la rovescia sul marmo e, come per magia, brillano dei colori incredibili: verde acqua, rosa, bianco, grigio … i colori del marmo di Candoglia, che solo con l’acqua risaltano così tanto! Il Duomo è la cattedrale di luci e colori e ora sappiamo il perché!
III TAPPA, la città dell’Uomo Ragno: Avete mai provato ad alzare lo sguardo verso il cielo in piazza Cordusio? Cosa vedete? Una fitta rete di fili … i fili dei tram, ovviamente! Non c’è una città così ricoperta! E provate a guardare questa rete quando è buio e piove tanto: l’acqua con i fili provoca una miriade di scintille … un’atmosfera magica!
IV TAPPA, la chiesa di San Satiro: ci addentriamo in via Torino e subito i nostri occhi cadono sulle infinite vetrine dei negozi. “Girate a sinistra!” dice Gibo. Ma come a sinistra? Non c’è una via, non c’è niente … ah, no! Dietro la bancarella di fiori si apre un cancello! E dietro? Una piccola chiesetta, nata da un miracolo, il miracolo del sangue sgorgato da un quadro della Madonna! Entrati, però, sembra lunghissima: dietro l’altare c’è un’abside enorme! “Siete sicuri?” – continua Gibo – “avvicinatevi, guardate quant’è grande realmente”. 70 cm. Incredibile! Un gioco ottico sorprendente. Lo spazio era poco e allora l’architetto ha giocato con le proporzioni. Un piccolo gioiello geometrico, calcolato nel dettaglio, preciso e razionale, sorto grazie a un miracolo, la cosa più irrazionale che possa esserci! Questo è ciò che genera la fede!
V TAPPA, il negozio più caro e il negozio più vecchio: continua la passeggiata e arrivano anche alcuni consigli per gli acquisti: il pane più buono e più caro di Milano? Da Princi! E la verdura? Ovvio, si va dall’Ortolàn püŝee vêcc de Milan!
VI TAPPA, la Chiesa e le colonne di San Lorenzo: uno scorcio fotografico incredibile! Con Gibo invece facciamo un salto indietro nel tempo fino all’epoca romana e la statua in mezzo alla piazza ci ricorda Costantino e il suo famoso editto che nel 313 diede libertà di culto ai cristiani. La capitale dell’impero divenne poi Costantinopoli (l’odierna Istanbul), ma l’attuale moschea di Santa Sofia, che prima della conquista turca era una cattedrale, conserva una cupola molto simile a quella della Chiesa di San Lorenzo a Milano.
VII TAPPA, Sant’Eustorgio: la storia prosegue. Costantino donò a Eustorgio, vescovo di Milano, i resti dei tre magi. Tornando a casa, il carro che conteneva le reliquie si arenò nel fango nei pressi di Porta Ticinese. Eustorgio interpretò il fatto come un segno divino e fece costruire la basilica in quel punto. Sul campanile non c’è una croce, c’è una stella a otto punte: è proprio la stella che seguirono i re magi per arrivare alla capanna! (Ora i resti sono a Colonia, in Germania).
VIII TAPPA, la cappella Portinari: un “sciur”, come lo chiamerebbero i milanesi, il signor Portinari volle costruirsi una cappella come luogo di sepoltura per la sua famiglia. Ma una notte, in sogno, ricevette la visita di San Pietro martire (il domenicano ucciso con un colpo alla testa in una imboscata). Il signor Portinari decise allora di dedicare la cappella a San Pietro: gli affreschi ruotano attorno alla figura del santo e in un angolo è custodita la sua testa, con il segno visibile del colpo ricevuto. Un altro gioiello milanese nato non da un miracolo, ma da un sogno.
Il giro è finito (di già??). Vorremmo che Gibo ci accompagnasse in altri luoghi, ma è tardi e si è fatto buio. Davanti a una pizza serale non possiamo smettere di parlare di tutto quanto visto nel pomeriggi: l’uomo ragno, l’abside finta, le statue, il miracolo, il sogno… com’è possibile che opere così belle e geometricamente perfette siano nate da qualcosa di così irrazionale? La risposta non tarda ad arrivare, Gibo ce l’ha mostrato e noi abbiamo visto con i nostri nocchi: la gente che ha costruito queste opere, queste basiliche ERA CERTA DI ALCUNE GRANDI COSE. C’era la gente povera (la maggioranza del popolo) che ha costruito il Duomo e le basiliche, perché, come disse Davide nel salmo 132: “Non entrerò sotto il tetto della mia casa finché non trovi una sede per il Signore”. C’era anche la gente ricca (come lo sciur Portinari) che però imitò l’esempio dei tre re magi: “Noi siamo re, ma ci inginocchiamo davanti a Te, o Re dei re”.
Agnes