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Guarda Enrica, in stato vegetativo da 17 anni come Eluana:
E' il mistero della vita!
Una donna vive in stato vegetativo da 18 anni; non è attaccata a nessuna macchina, ma riceve l’alimentazione da un sondino. Chi è questa donna? Eluana? No. Si chiama Enrica e abita a Concorezzo. Enrica è sposata e ha un figlio. Lavorava, puliva la casa, si trovava con le amiche, cantava in un coro … insomma, una donna viva, faceva tante cose. Il 16 aprile 1991 è colpita da un aneurisma cerebrale, viene subito operata, lo supera bene, ma rimane in coma. Il marito, i genitori e le amiche cominciano subito a tenerle compagnia, ad assisterla. Chissà come mai, per loro Enrica è ancora una persona viva. Registrano le canzoni del loro coro e la voce del suo bambino per fargliele ascoltare. I medici dell’ospedale dove è in cura Enrica sono piuttosto scettici, vedono le persone che vanno a trovarla, ma dicono: “Tanto prima o poi si stancano!”. E invece accade una cosa strana: nel tempo queste persone aumentano invece che diminuire. Le amiche di Enrica hanno chiamato altre amiche, le donne della parrocchia si sono offerte volontarie per andare a farle compagnia. Visto che ormai le persone sono tante, vengono organizzati turni di mezza giornata. Enrica riceve l’alimentazione da un sondino, ma respira da sola. Quando c’è il sole la portano fuori a fare una passeggiata, le sue amiche di sempre e quelle nuove stanno con lei, parlano con lei, pregano con lei, confidano a lei le preoccupazioni della vita quotidiana. Al quindicesimo anniversario della sua malattia è stata celebrata una messa e hanno festeggiato in sua presenza. Una cosa dell’altro mondo. Enrica è più che mai viva. Tutti continuano a chiedere il miracolo della sua guarigione, ma di miracoli ne accadono in continuazione. Perché Enrica c’è, la sua presenza incombe e i primi a essere cambiati da questa presenza sono quelli che le fanno compagnia. Una sua amica ha detto: “Si vede benissimo, che Enrica, nella sua condizione, dipende da qualcuno. Ma così ci fa vedere che anche noi dipendiamo, non ci facciamo da soli, tutto ci è dato. E così nulla è banale e i problemi quotidiani prendono la giusta posizione. Quando torno a casa dall’ospedale non posso fare a meno di guardare la mia famiglia in modo diverso”. Se non è un miracolo questo! Vicino a Enrica, poi, c’è anche suo padre che sta accanto a lei tutte le sere finché lei non si addormenta. Quando Enrica si agita, solo lui riesce a calmarla. Il padre di Enrica capisce il dolore del padre di Eluana, ma a chi gli fa domande a questo proposito risponde: “Guarda Enrica: come faccio a non accudirla?”. Questo padre, le sue amiche che vanno a trovarla sono segni di quella “carezza del Nazareno” di cui tutti abbiamo bisogno. Perché tutti abbiamo bisogno di un significato per la vita. “La presenza di Cristo è l’unico fatto che può dare senso al dolore e all’ingiustizia. Riconoscere la positività che vince ogni solitudine e violenza è possibile solo grazie all’incontro con persone che testimoniano che la vita vale più della malattia e della morte”.
Agnese