Benedetto XVI è intervenuto più volte di recente sul tema dell’eutanasia.

La vera risposta non è dare la morte

“L’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo. La vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto “dolce”, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano”. Queste parole, pronunciate da Benedetto XVI durante l’Angelus di domenica 1 febbraio, indicano chiaramente la posizione del Papa e di tutta la Chiesa sulla sofferenza, la malattia e la morte: vicende universali, che toccano la vita di ciascuno. In queste domeniche, i Vangeli presentano vari episodi di guarigioni operate da Gesù, permettendo a Benedetto XVI di riflettere su questi argomenti. Egli ci ricorda che “Gesù soffre e muore in croce per amore. In questo modo ha dato senso alla nostra sofferenza, un senso che molti uomini e donne di ogni epoca hanno capito e fatto proprio, sperimentando serenità profonda anche nell’amarezza di dure prove fisiche e morali. Siamone certi: nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio”. La sofferenza, insomma, non può essere eliminata dalla vita degli uomini, nemmeno Dio che si è fatto uomo l’ha evitata, ma le ha dato quel senso che permette di affrontarla. Domenica 8 il Papa aggiunge: “Preghiamo per tutti i malati, specialmente per quelli più gravi, che non possono in alcun modo provvedere a se stessi, ma sono totalmente dipendenti dalle cure altrui: possa ciascuno di loro sperimentare, nella sollecitudine di chi gli è accanto, la potenza dell’amore di Dio e la ricchezza della sua grazia che salva”. Gesù infatti è venuto a “guarire” tutti gli uomini dal peccato, e il Papa ricorda che egli guariva chi dimostrava di avere una fede sincera e lo invocava chiedendogli di cambiare tutta la loro vita. Il discorso per la Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio) approfondisce ancora: “La Parola di Dio ci svela che anche questi mali sono misteriosamente “abbracciati” dal disegno divino di salvezza; la fede ci aiuta a ritenere la vita umana bella e degna di essere vissuta in pienezza pur quando è fiaccata dal male. Dio ha creato l’uomo per la felicità e per la vita, mentre la malattia e la morte sono entrate nel mondo come conseguenza del peccato. Ma il Signore non ci ha abbandonati a noi stessi; Lui, il Padre della vita, è il medico per eccellenza dell’uomo e non cessa di chinarsi amorevolmente sull’umanità sofferente”. Tutto ciò però ci impone di ricordare che “la vita dell’uomo non è un bene disponibile, ma un prezioso scrigno da custodire e curare con ogni attenzione possibile, dal momento del suo inizio fino al suo ultimo e naturale compimento”. Il no all’eutanasia è quindi un sì alla vita e all’amore, non un limite alla libertà, ma la consapevolezza che la vita è un dono sempre degno di essere vissuto.

Mauro