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Abbiamo bisogno di Dio !!!
Forse ricorderete la vicenda degli slogan “atei” che avrebbero dovuto comparire sugli autobus di Genova. Quello che più mi ha colpito è la pretesa di quella associazione di dichiarare che gli uomini possono tranquillamente stare senza Dio, tanto non ne hanno bisogno. Lo slogan infatti diceva che c’era una buona notizia: “Non hai bisogno di Dio”. A dire il vero, persino le statistiche dicono che ciò è clamorosamente falso: per citare solo due dati che ho sentito di recente, tra gli atei vi è un tasso di suicidi triplo che tra i credenti, i quali hanno una vita media di 7 anni più lunga di chi non crede in nulla. Ma i numeri non bastano: perché i credenti vivono di più? Perché sono più felici. Ovviamente io non ho una dimostrazione scientifica di questo, ma credo che ciò sia abbastanza evidente a tutti coloro che osservano la realtà senza pregiudizi. L’esempio più drammatico lo abbiamo davanti alla morte: la differenza tra Eluana ed Enrica, la signora di Concorezzo di cui parla un altro articolo, è tutta qui. Beppino Englaro dopo 17 anni si è stancato di curare una figlia sempre in quelle condizioni, e l’ha lasciata morire. Questo è umanamente comprensibile, ma non succede in chi sa che la vita ci è stata donata e che Dio ama tutti per quello che siamo, non solo se siamo belli, intelligenti e “produttivi”. Ma non è necessario arrivare a questi casi estremi: sapere che i propri cari che ci lasciano vanno in un posto migliore è, in tutte le famiglie segnate dal dolore, una consolazione grandissima, che evidentemente non può appartenere a chi crede che tutto finisca con la morte. Ciò però ancora non basta: Gesù non rende solo più serena la morte, ma migliora tutta la vita; infatti egli ha promesso a chi lo segue non solo la vita eterna (che uno potrebbe dire “ci penserò quando sarò vecchio”) ma anche “il centuplo quaggiù”. Anche qui gli esempi sono tantissimi: basterebbe pensare alla gioia che trasmettono missionari o monaci quando li sentiamo parlare delle loro vite, che sono piene “adesso”; ma forse ancora più significativo è sentire persone perfettamente inserite nel mondo “normale” (intendo dire la vita che tutti noi viviamo) che sono molto più felici della loro vita da quando hanno incontrato Cristo (ce ne sono anche a Cambiago). Questo è particolarmente importante per i ragazzi: bullismo e violenze di cui troppo spesso sentiamo parlare sono dovuti al vuoto che troppi di loro vivono, e un esempio positivo lo trovano solo in chi ancora frequenta l’oratorio, e magari viene anche preso in giro per questo. Purtroppo gli altri non sanno cosa si perdono, non sanno che con Gesù troverebbero l’unica persona che può farli felici in ogni circostanza della vita, se solo decidessero di seguirlo. D’altronde oggi viviamo in una società in cui dei giudici vorrebbero eliminare il crocifisso dalle scuole perché sarebbe “un atto di violenza verso chi non crede”. In parte hanno ragione: il crocifisso ricorda un atto di violenza umana. Ma soprattutto ricorda che Dio si è fatto uomo, ha condiviso la nostra vita e le nostre sofferenze, è morto in un modo atroce, e che però poi è risorto, e ha fatto tutto questo per amore nostro, per salvare ciascuno di noi e permetterci di essere felici. Di un Dio che ci ama così tanto abbiamo bisogno, oggi più che mai. Tutti.
Mauro